
Il biodiesel è un biocombustibile ottenuto da grassi di origine vegetale (soprattutto colza e girasole) o animale. Per ottenerlo si utilizza un procedimento chimico chiamato transesterificazione, che richiede l’uso di alcol metilico. Per questo motivo il biodiesel non va confuso con gli oli vegetali come, appunto, l’olio di colza allo stato puro, anch’essi talvolta impiegati come carburanti in alcuni veicoli diesel.
Rispetto al gasolio, il biodiesel non è esplosivo: ha un “flash point” di 150°C contro i 64°C del gasolio; tuttavia ha un numero di cetano (l’indicatore del comportamento in fase di accensione) superiore, perciò una volta immesso nel motore di incendia più facilmente. E’ interamente biodegradabile e atossico, e migliora anche la lubrificazione delle parti interne del motore, tanto che viene spesso utilizzato come additivo del normale gasolio, specie in quei carburanti “ecologici” poveri di zolfo che hanno perso parte del loro potere lubrificante originale.
Impatto ambientale
Il biodiesel è un carburante pulito: le emissioni di anidride carabina si riducono dell’80% e quelle di ossido di carbonio di circa la metà. Completamente eliminate le emissioni di idrocarburi aromatici e diossido di zolfo, non presenti nei materiali di origine, e fortemente ridotte (fino al 70%) quelle delle polveri sottili o PM10. L’unico valore svantaggioso rispetto al gasolio è quello relativo ai NOx (gli ossidi di azoto), sostanze inquinanti dell’atmosfera che, tra l’altro, danno origine alle piogge acide.
In Italia è poco usato
Il mercato del biodiesel in Italia copre soltanto l’1,5% di quello complessivo del gasolio, e non esistono distributori che offrano il biocombustibile puro. In alcuni tipi di gasolio “ecologico” il biodiesel è comunque presente come lubrificante, in concentrazioni pari al 5% circa. Il problema è che per utilizzarlo in forma pura, secondo la legge italiana, occorrerebbe assoggettarlo alle normali accise sul carburante, rendendone il prezzo proibitivo; alla produzione, infatti, il biodiesel è ancora piuttosto caro. Sono tuttavia in corso progetti di eliminazione delle accise e di incentivazione alla produzione, soprattutto per introdurre il biodiesel nel mercato delle caldaie da riscaldamento che potrebbero utilizzarlo senza problemi e con un notevole impatto positivo sull’ambiente.
Il futuro è nella alghe
La diffusione del biodiesel è frenata da problemi relativi alla produzione, che ha costi alti e richiede grandi spazi di coltivazione. Una soluzione potrebbe arrivare dalle alghe, che secondo alcuni recenti studi garantirebbero la produzione di olio per biodiesel in quantità eccezionali, fino a 10mila galloni per acro. Per confronto, l’attuale coltivazione leader per la produzione di olio è la palma, che tuttavia garantisce soltanto 635 galloni per acro.



Giugno 30, 2007 alle 2:05 pm
Perchè non si attuano politiche in direzione del bio carburante, visto che nel mondo che ci circonda esistono vari problemi legati all’inquinamento e al costo del carburante?In entrambi i casi il bio carburante sarebbe la soluzione ottimale….